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Come ti anestetizzo una conferenza stampa (tra malizia e melina)

Pantaleo Corvino in conferenza stampa (Foto Silvano Galassi)

Come ti anestetizzo una conferenza stampa. Studiate a tavolino o incidentalmente così organizzate, le conferenze stampa della Fiorentina sono l’antitesi del giornalismo. Mi spiego. La conferenza stampa non è un’intervista collettiva, come si potrebbe pensare. Ha regole e sviluppi molto più incanalate e, soprattutto, incanalabili. Il risultato è che l’intervistato ha molte più “armi” a disposizione rispetto agli intervistatori, i quali alla fine fanno spesso la figura degli accondiscendenti o dei timorosi. Infatti queste sono le accuse che molti tifosi viola rivolgono alla categoria dei giornalisti.

La conferenza stampa “viola style” è perfetta per perpetuare questa convinzione se non addirittura esaltarla. Prendiamo ad esempio la conferenza stampa di oggi del direttore Corvino. Siccome il tempo non è illimitato, ogni giornalista ha diritto ad un intervento per la propria domanda. La conseguenza è che ognuno sfrutta i secondi a disposizione per rivolgere due o tre domande contemporaneamente (sì, qualcuno anche per fare il proprio mini intervento che non interessa a nessuno, ma questo è un altro discorso).

L’intervistato, per consumata malizia o per comprensibile distrazione, di solito inizia rispondendo all’ultima. Se, come fa abitualmente Corvino, la prende alla larga, senza dare una risposta secca, quando arriva in fondo alla risposta nessuno, lui per primo, ricorda gli altri quesiti che così vanno persi o, al più, liquidati in due parole, soprattutto se sono scomodi. In un’intervista faccia a faccia il giornalista incalzerebbe l’intervistato esigendo risposte più chiare, complete,  specifiche, contestando affermazioni, insomma tra i due sarebbe un duello alla pari. Ma in conferenza stampa questo non si può fare: terminato il proprio turno tocca già al collega successivo con il suo bagaglio di interrogativi, magari del tutto scollegati da quelli precedenti. E così via.

Facendo un paragone calcistico, l’intervistato in difficoltà si comporta come una squadra che punta ad arrivare alla fine della partita spezzando il gioco avversario con continui falli e perdite di tempo, sapendo di godere dell’occhio benevolo dell’arbitro. Se poi si aggiungono risposte molto lunghe, inutilmente circostanziate, variazioni sul tema, panegirici e supercazzole varie, ecco che le conferenze stampa si trasformano in perfetti esempi di melina politica. Il bello, anzi il brutto, di tutto ciò è che alla fine l’esecrazione dei tifosi ricade su chi non può fare le domande anziché su chi non vuol dare le risposte.

17 commenti

  1. Belvaromana57

    Articolo interessante e didascalico per un non addetto ai lavori come me. Sarebbe utile in futuro, leggere altri approfondimenti sulle dinamiche della comunicazione

  2. Hai ragione Matteini, stavolta hai proprio ragione. Però questo non toglie che si potrebbe anche essere un po’ più furbi e un po più coraggiosi, anche a rischio di sembrare antipatici, in modo da riuscire a stimolare una dialettica un po’ più pungente e un po’ meno comoda per l’intervistato…

  3. Michelangelo

    Non capisco di cosa stai parlando. Il Presidente degli Stati Uniti (chiunque esso sia, Trump o non Trump), o il Presidente del Consiglio dei Ministri, tanto per citare due esempi, fanno conferenze stampe in continuazione, con le stesse tecniche di comunicazione che tu descrivi, e i giornalisti, quando vogliono, non sono per niente timorosi o accondiscendenti. Ho l’impressione tu voglia dire che i tuoi colleghi giornalisti non sanno fare il loro mestiere, e però dai la colpa a Corvino. Mi viene da dire che, come tutti i mestieri, giornalisti si diventa (studiando), non si nasce (improvvisando).

    • Francesco Matteini

      Lasciamo da parte gli Stati Uniti dove per la stampa c’è un rispetto da parte dei politici e anche del pubblico da noi sconosciuto (probabilmente per colpa proprio della mia categoria). Io non ho parlato di giornalisti né timori né accondiscendenti, ma di facili tattiche elusive da parte di chi deve rispondere. Francamente non ricordo conferenze stampa di ministri o presidenti del consiglio messi in difficoltà da domande durante le conferenze stampa. L’impossibilità di ribattere e incalzare l’intervistato equivale a sparare a salve. Poi c’è anche un problema di professionalità e di improvvisazione, come dici tu. Oltre allo studio serve la frequentazione di redazioni, entità ormai, purtroppo, in via di estinzione.

  4. Ma mettetevi d’accordo tra giornalisti e continuate a chiedere la stessa cosa fino a che non vi rispondono a modo.

    • Francesco Matteini

      Ogni giornalista risponde alla propria testata e ha curiosità e impostazioni proprie, non è un lavoro collettivo, altrimenti le informazioni sarebbero in fotocopia anche se c’è a chi piacerebbe.

  5. Corvino in grande difficoltà non ha risposto su niente lo sanno anche i muri che ci sarà presto un cambio al vertice e lui tra le righe l’ha confermato ammettendo d’essere alla fine

  6. Michelangelo

    Caro Andy71, “lo sanno anche i muri” cosa? Io, che leggo questo sito e qualcos’altro, so solo che Corvino ha rinnovato il contratto, e che all’orizzonte non c’è nessuna proposta di acquisto della società.
    Se mi dici cosa sanno anche i muri, dopo lo so anch’io.

  7. Non mi convince la tua analisi.

    Ho ascoltato in parte la conferenza stampa e ho avuto la fortuna di ascoltare la domanda di Rialti (che bubbola parecchio in radio e sui siti ma faccia-faccia fa il cerchiobottista con domandina scolastica)….e quella di Tenerani che è stata invece ficcante ed è entrata nel merito.

    La differenza come sempre , la fanno le persone, i professionisti, l’intelligenza, la capacità, il coraggio, …altro che le redazioni (che poi da persone sono composte)!….e sinceramente per come vedo fare questo vostro mestiere a Firenze, non credo neppure che sia così difficile trovare la domanda giusta in questo preciso momento storico della Viola (c’è solo l’imbarazzo della scelta)…ammesso che la si voglia fare!

    La mia idea su gran parte dei giornalisti di Firenze è quella legata al web e ad una generazione dei copia-incolla….poi ci sono quei giornalisti che hanno un peso specifico di rilievo ma che si guardano bene, spesso, dal fare domande imbarazzanti, salvo poi scatenarsi quando scrivono o parlano per radio …….

    A leggere della Viola su Stadio, Repubblica, La Nazione, La gazzetta etc…si trovano critiche a go-go….ma in sala stampa, il giornalista accreditato di turno, è anestetitizzato………il cuor di leone gli viene fuori dopo….!

    • Francesco Matteini

      Non pretendo di convincerti, ma la funzione della redazione come posto dove si impara dai più esperti, ci si confronta, ci si corregge a vicenda, è fondamentale nella formazione di un giornalista. Il problema, però, non sono le domande (anche quelle talvolta) ma le risposte. Se non c’è la possibilità di incalzare l’intervistato, il giornalista ha le armi spuntate. La domanda di Tenerani è stata “ficcante”, la risposta molto meno.

  8. Se sapete già che va in questo modo non sarebbe meglio studiarsi una sola domanda, ma di quelle che toccano?

    • Francesco Matteini

      Ognuno lavora per conto prorio, non si studiano le domande con i colleghi che in fondo sono anche concorrenti. E comunque il problema sono le risposte e il modo di darle.

  9. La tua analisi è perfetta, direi da “arguto mestierante” (in senso positivo).
    Però la vedo come difesa dei tuoi colleghi, forse meno scaltri o più accomodanti.
    I tuoi colleghi, sviliti da una conferenza preconfezionata, avrebbero dovuto denunciare la situazione, invece la maggior parte, anche nomi importanti, si adeguano…un si sa mai i della valle rimangono potenti e influenti.

    • Francesco Matteini

      I Della Valle saranno anche potenti e influenti, ma non ho mai avuto alcun sentore che abbiano usato questi “poteri” nei confronti dei giornalisti eppure sono stato in posizioni strategiche per loro.

  10. Scusate ma trovo questa lettura assurda. Una conferenza stampa è una conferenza stampa, cosa ben diversa da un’intervista faccia a faccia. E’ ovvio che nel corso di una conferenza stampa ci siano molte domande e che il coltello stia dalla parte di chi risponde. Sta alla bravura dei giornalisti fare in modo che questi rispondano ai loro quesiti. Un modo, ad esempio, sarebbe porre una sola domanda precisa. Se se ne pongono di più si fa il gioco di chi deve rispondere. Se a questo si aggiunge il fatto che purtroppo a Firenze ci sono troppi giornalisti che vogliono ergersi a protagonisti facendo dei comizi (mettendo anche in questo modo in difficoltà i colleghi seri) allora il gioco è fatto. Cosa diversa, come dicevo, credo sia l’intervista singola de visu. L’articolo mi sembra un modo francamente puerile di giustificare la stampa locale.

  11. Mah….mi pare una difesa d’ufficio non richiesta e un mettere le mani avanti rispetto a quanto detto sopra da un tifoso: sul web e per radio tutti scatenati; si varca la soglia della sala stampa e si fanno domande del tipo “che voto da a questo mercato?”. Non c’entra il frequentare o meno le redazioni, c’entra il fegato.