

Come quella per l’inferno, anche la via per la retrocessione è lastricata di buone intenzioni. E la Fiorentina che oggi è scesa in campo ne aveva molte: onorare la memoria del presidente Commisso, fare un sol boccone del Cagliari e incamerare tre punti vitaminici per allontanarsi dalla zona pericolo, dare continuità ai buoni risultati delle ultime gare, mettere in mostra i nuovi acquisti. Obiettivi tutti miseramente falliti.
La commozione che aleggia sul Franchi nel ricordo del presidente Commisso, si scioglie alle prime azioni dei viola che paiono poter sbloccare il risultato da un momento all’altro. Intuizione sballata. Il Cagliari gioca sornione nella propria metà campo, mira a far scorrere il tempo, lascia la Fiorentina libera di giocare nella propria metà campo e più ancor libero Comuzzo che si ritrova fra i piedi un gran numero di palloni, senza sapere che farsene.
Ogni errore dei giocatori viola, è carburante per i contropiede del cagliari, tanto veloci quanto letali, per i quali la Fiorentina non trova contromisure.
Nell’area dei sardi si sta più fitti che a Fregene a Ferragosto e gli oltre 40 cross melliflui dei viola hanno l’effetto del lancio del riso sugli sposi. Fanno festa. Loro…
De Gea – 6 – Incolpevole sul primo gol deviato da Comuzzo, non prontissimo sul secondo, evita il terzo.
Dodo – 6,5 – Scatta e crossa (così così), scatta e scarta, scatta e appoggia. Dinamicissimo, ma non sempre preciso.
Comuzzo – 4 – Lascia troppo spazio all’avversario che colpisce di testa e il suo gambone spiazza De Gea. Il Cagliari marca tutti tranne lui per farlo giocare, sapendo che impostare non è il suo forte.
Pongracic – 4,5 – Anche lui, come Comuzzo, preso in contropiede… dai rapidi e velenosi contropiede dei sardi.
Gosens – 4,5 – Si limita a guardare le spalle a Gudmundsson e Ndour, ma l’azione del primo gol del Cagliari arriva dalla sua parte. Inattivo nella fase d’attacco.
Mandragora – 5 – Conclusioni e qualche calcio d’angolo fuori misura.
Fagioli – 5,5 – Marcato stretto non trova tempi e spazi per inventarsi qualcosa.
Ndour – 5 – Troppo compassato, solo accidentalmente protagonista di azioni di gioco.
Solomon – 6 – Saltella come un passerottino che becca le briciole, occasionalmente si libera ma i passaggi non sono granché (non uso il termine generico “uccellino” perché quello spetta esclusivamente all’immenso Kurt Hamrin). Nella ripresa prova a servire palloni credibili con maggior intensità.
Gudmundsson – 6,5 – I due o tre lampi viola arrivano dalle sue giocate. Gli manca il gol.
Piccoli – 5,5 – Consueto scontro fisico con i difensori avversari. Generoso ma poco incisivo.
Fabbian – 5 – Spaesato, al primo tocco avvia l’azione del raddoppio rossoblù.
Bresciani – 6,5 – Puntella l’attacco viola segnando e creando altre situazioni di apprensione per il Cagliari.
Harrison – 5 – Spaesato pure lui. Non si registrano giocate degne di nota.
Fortini – Sv
Allenatore: Vanoli – 5 – Contro una squadra chiusa, che mirava a far scorrere il tempo accettando il pari come obiettivo, non riesce a modificare l’inerzia della gara né con cambi tattici, né con innesti dalla panchina.
Arbitro Guida – 6 – Valuta correttamente le poche azioni dubbie. Forse permette al Cagliari un eccesso di perdita di tempo fin dal calcio d’inizio. Var Di Paolo/Di Bello – Sv
Telecronaca Dazn Testoni/Brocchi – 6,5
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Bologna-Fiorentina 1-2: io l’ho vista così (La vttoria del presidente)
Ma solo io ascolto gli allenatori parlare di “inserimento dei ragazzi, di farli entrare nelle fasi di gioco, che c’è bisogno di tempo per farli capire l’organizzazione di gioco” ect. ect. ?
Poi arrivano, 2 giorni fa, 2 nuovi e si fanno entrare in campo facendoli sembrare corpi estranei. Questo errore l’avevagià fatto con il milan, facendo entrare Brescianini gli ultimi 10 minuti
Allenatore 4.
Spero che ci salvi, poi, come diceva il mitico Ciuffi “Medaglina e Grazie”
P,S basta dire che si gioca con il 4-3-3 noi si gioca con il 2-3-4-1
Chi credeva che avessimo finalmente trovato il modo di raddrizzare questa stagione allucinante purtroppo si sbagliava. La partita col Cagliari è l’ennesima involuzione in questo giro sulle montagne russe a cui ci ha abituato questa Fiorentina. Che avessimo difficoltà con le squadre che si chiudono nella loro metà campo era cosa già ben nota e il nostro gioco inconcludente anche stavolta l’ha confermato. Eppure, per assurdo, potevamo anche vincerla questa partita, sarebbe bastato che Gudmundsson non sprecasse sul portiere in uscita la nostra migliore occasione del primo tempo o che avesse messo in porta almeno uno dei tiri con cui ha sfiorato il palo, oppure che Brescianini avesse messo di testa in rete da un metro una palla simile a quella con cui aveva ridotto lo svantaggio poco prima. Ma obiettivamente non ci saremmo meritati né il pareggio né tanto meno la vittoria. Se qualcuno ha visto la partita del Como prima di quella della Fiorentina si è reso conto che noi siamo lontani anni luce da un buon calcio perché, al di là degli errori dei singoli, un gioco vero non l’abbiamo mai avuto. Però vedi un buonissimo allenatore come Fabregas che con un gruppo di ragazzi pressoché sconosciuti (lo era anche Nico Paz anche se diventerà sicuramente un fuoriclasse) crea una squadra con un gioco spumeggiante fatto di velocità e infiniti tiri in porta che ne fa 6 al povero Toro di Baroni, facendo davvero divertire alla grande il proprio pubblico. E allora ti dici che è possibile anche se non ti chiami Inter o Napoli. Caro Paratici, sai meglio di chiunque altro che si deve partire da un buon allenatore che abbia in testa un’idea di gioco vera su cui costruire una compagine di giocatori motivati e affamati con chiari obiettivi di fine stagione. Quella che vedo a Firenze sembra invece un’armata Brancaleone con una difesa che prende gol assurdi, un centrocampo con un “presunto” regista che pare il curioso che arriva dopo un’incidente e che guarda cosa è successo consapevole che la cosa non lo riguardi, un attacco fatto da un uomo solo contro tutti (Kean o Piccoli fa poca differenza), undici giocatori che non sanno mai cosa fare appena hanno la palla tra i piedi e che la passano al compagno a tre metri preferendo che ci pensi lui. E per concludere un allenatore che entra in campo con la sua evidente paura di perdere perfettamente percepita dai suoi stessi giocatori e a cui domanderei anche stavolta: a cosa è servito Ndour tenuto in campo per 60 minuti? Martedì arriva al Franchi il Como per la Coppa Italia, nel frattempo preparo il pallottoliere…